Sistematica
della specie
Regno:
Animalia Sottoregno:
Metazoa Phylum:
Cnidaria Superclasse:
Antozoa Classe:
Hexacorallia Sottoclasse:
Madreporaria Ordine:Scleractinia Sott’ordine:
Dendrophyllina Famiglia:
Dendrophyllide Genere:
Leptopsammia Specie:Leptopsammia
pruvoti
|
Leptopsammia
pruvoti
è
un corallo solitario con scheletro calcareo compatto, diviso
parallelamente all’asse centrale da setti radiali in multipli di 6 (Esacorallo).
I polipi, di colore giallo arancio, sono azooxantellati, cioè privi di
microscopiche alghe che li nutrono in cambio di ossigeno e carbonio per la
fotosintesi. Questo organismo, infatti, colonizza e domina grotte e
anfratti al riparo dalla luce e dalle acque superficiali sino a 70 m di
profondità (Zibrowius 1980). La
sua distribuzione geografica comprende il bacino del Mediterraneo e le
coste europee, dal Portogallo all’Inghilterra meridionale. Nel
Mediterraneo, a 15-21 m di profondità,
il corallo presenta densità di popolazione variabile tra i 4000 e i
17000 individui per metro quadrato (Goffredo et al., in preparazione). |
IN
GENERALE
In
generale, il ciclo di riproduzione dei coralli è complesso in quanto può
essere di tipo asessuato (es. per scissione ), di tipo sessuato (es.feconazione:
incontro di gameti diversi), oppure misto, derivante da entrambi i meccanismi
riproduttivi .
Gli
Antozoi(vedi sistematica della specie) infatti, sono in parte a sessi separati,
in parte ermafroditi. La fecondazione avviene all’esterno o nel corpo stesso
del polipo; in questo secondo caso possono esserci “cure parentali”, fino a,
quando la larva, provvista di 12 tentacoli, abbandona la madre. Dall’uovo
fecondato hanno origine perlopiù planule completamente ciliate, che vivono nel
plancton per una settimana circa.La larva derivante dalla riproduzione sessuata
si muove mediante ciglia e può avere o una elevata capacità di dispersione
(dispersione pelagica, cioè nel mare), o una bassa capacità di dispersione
(dispersione bentonica, cioè sul fondo).
Le
uova sono espulse direttamente (ovipari) o sviluppate nella madre e liberate
sottoforma di larva (vivipari); vi sono anche forme ovovivipare (animale che
partorisce prole viva, che si è sviluppata nel corpo della madre ma che si
nutre di solo vitello contenuto nell’uovo, poiché manca la placenta).
Dopo
essersi fissate al substrato, la larva si metamorfosa nell’animale adulto.
Accanto alla riproduzione sessuata è molto diffusa anche quelle asessuata
(spesso con formazione di colonie ) che avviene tramite gemmazione, lacerazione
del disco pedale o, più raramente tramite scissione trasversale o longitudinale
del polipo.
IN
PARTICOLARE QUESTO CORALLO...
Tramite
studi istologici, svolti presso il nostro laboratorio, è stato descritto per la
prima volta il ciclo riproduttivo del Leptopsammia
pruvoti.
Questo
corallo si riproduce sessualmente (fecondazione incrociata) ed è caratterizzato
da gonocoria (i sessi sono separati) e da ovoviviparità (incubazione, da parte
della madre, degli embrioni), (Fadlallah 1983;Harrison 1985,Goffredo et
al.2000). Inoltre, le larve generate da questo corallo si muovono con moto
cigliare di tipo neutro per dispersione pelagica (Gerrodette 1981;Fadlallah e
Pearse 1982; Goffredo e Zaccanti 2004),ed hanno una elevata capacità di
dispersione a differenza di quanto normalmente succede nelle forme ovovivipare (Dunn
et al 1980; Jackson 1986; Ayre e Hughes 2000; McFadden et al.2001).
Diverse
strategie riproduttive sono comunemente associate a differenti capacità di
dispersione larvale nell’ambiente(Hedgecock 1986; Palombi 1992;Ayre et al.
1997).
Lo
scopo della mia ricerca è quello di investigare la variabilità genetica delle
popolazioni di Leptopsammia pruvoti in
diversi siti del Mediterraneo.
La
struttura genetica riscontrata sarà usata per analizzare le modalità di
riproduzione di questa specie in relazione alla dispersione delle sue larve.
Al
fine di comprendere meglio lo studio di genetica di popolazione è opportuno
precisare quanto segue.La
genetica di popolazione ha ad oggetto lo studio dell’ereditarietà dei
caratteri determinati da uno o pochi geni, al fine di valutare, attraverso
analisi statistiche, la frequenza con cui quest’ultimi sono presenti in una
popolazione, e pertanto, la relativa variabilità genetica.
La
costituzione genetica di un individuo è comunemente conosciuta con il termine
di GENOTIPO (composizione allelica), mentre la forma in cui il genotipo si
manifesta viene detto FENOTIPO.
Per
allele si intende, la componente di una coppia di geni omologhi (presenti su
cromosomi uguali), responsabili di forme alternative di uno stesso carattere.
Due
alleli possono essere uguali (organismo OMOZIGOTE per quel carattere) o diversi
(organismo ETEROZIGOTE). Esempio….
I
genetisti di popolazione studiano i modelli di variabilità genetica che si
trovano all’interno di gruppi di individui (struttura genetica delle
popolazioni) ed inoltre la loro evoluzione nel tempo e nello spazio.
La
prospettiva di questo studio si fa quindi più ampia nel senso che non considera
più il singolo individuo ma è rivolta all’analisi di gruppi fertili tra loro
(popolazione mendeliana) che condividono un’insieme di geni comuni (pool
genico).
Per
prima cosa, per studiare la composizione di una popolazione mendeliana è
necessario descrivere quantitativamente il pool genico del gruppo calcolando le
frequenze genotipiche ed alleliche all’interno della popolazione.
Nella
maggiorparte dei casi i genetisti utilizzano la frequenza degli alleli per
descrivere un pool genico. Infatti, negli organismi che si riproducono per via
sessuata i genotipi si riducono agli alleli al momento della formazione dei
gameti e pertanto sono quest’ultimi a venire trasmessi da una generazione
all’altra.
Di
conseguenza, solo gli alleli hanno una continuità temporale ed il pool genico
si evolve attraverso variazioni nelle frequenze alleliche.
I
campioni, per le analisi di laboratorio, sono stati prelevati a seguito
d’immersioni con autorespiratore ad aria in cinque siti del Mediterraneo (Calafuria,
Sestrunj ,Palinuro,Capraia, Elba) ed in diversi periodi dell’anno. Il
campionamento è avvenuto mediante prelievo a circa 16 m di profondità
di un numero variabile di coralli da noi considerati più belli,
suddividendoli in 3 patch distanti l’uno dall’altro due cicli di pinneggiata.
Una
volta trasportati in dipartimento all’interno di un frigo contenente acqua di
mare, vengono osservati al microscopio binoculare, puliti, misurati e privati di
eventuali ovociti (cellule uovo femminili). Dopodichè posti in appositi
recipienti (eppendorf) vengono conservati in un frigo alla temperatura di -80
gradi.
Le
analisi di laboratorio per lo studio delle popolazioni vengono effettuate
mediante una tecnica biochimica che separa tra loro proteine con struttura
molecolare differente dovuta a mutazioni riguardanti variazioni di cariche
amminoacidiche.
Tale tecnica (elettroforesi proteica) è un metodo di separazione basato sulla diversa velocità di migrazione di particelle elettricamente cariche.
La
velocità di migrazione dipende: dalla massa, dalla dimensione, dalla carica e
dalla forma delle particelle, ossia dalla loro mobilità elettroforetica.
Questa
grandezza, essendo una funzione del rapporto tra carica e raggio, è diversa da
una particella ad un’altra. Pertanto, applicando un campo elettrico ad una
miscela ionica le varie specie migreranno con velocità differente a seconda
delle rispettive mobilità elettroforetiche.
I
substrati sul quale avviene la migrazione possono essere di vario tipo ma nel
mio caso si tratta di piastre
di acetato di cellulosa sorrette da ponti, i quali al momento della corsa
elettroforetica vengono posti in apposite vasche conduttrici di corrente grazie
alla presenza di una specifica soluzione tampone (con particolari valori di pH)
senza del quale la corrente non può passare. Le vasche a loro volta sono
collegate ad un alimentatore che genera corrente a determinate condizioni
elettriche.
Le
piastre di acetato al termine della corsa vengono poste in specifici gel di
colorazione che servono per visualizzare le proteine che hanno migrato e che
compariranno sottoforma di bande poste a diversa altezza. La lettura di tali
bande mi dice sia la composizione allelica dei vari organismi sia se
quest’ultimi sono omozigoti o eterozigoti. .
Ogni
gel di colorazione è specifico per
l’enzima-proteina che voglio far rilevare e corrisponde ad un
determinato locus genico.
La
prima fase consiste nell’individuazione di locus genici che presentano più di
un allele nell’ambito di una popolazione (locus genico polimorfico). Fin ad
ora sono stati testati dodici locus genici ma solo due, per l’esattezza la PGI
e la HK, sono stati considerati validi perché ripetibili a determinate
condizioni.
Per
attenersi alle procedure standard relative a questo tipo di studio, i locus
polimorfici da identificare devono essere almeno sei e devono risultare certi
cioè ripetibili per uno stesso gruppo di individui all’interno di una
popolazione presa come riferimento (Calafuria)
La
seconda fase consiste nella analisi delle altre popolazioni per mezzo di marker
che rappresentano quei campioni caratterizzati da un allele che trovo con
maggiore frequenza in tutti i locus genici di uno stesso gruppo della
popolazione di riferimento.
Tale
marker mi da un valore che potrò usare come metro di misura per individuare la
posizione degli altri alleli appartenenti a campioni sconosciuti delle altre
popolazioni.
Attualmente
in laboratorio gli esperimenti sono indirizzati nella messa a punto di un
protocollo regolato dagli standard utilizzati sui coralli per questo tipo
di studio.
L’elaborazione
dei dati verrà eseguita avvalendosi di programmi statistici di genetica di
popolazione (GENEPOP, F-stat,…).
Infine
dal calcolo delle frequenze alleliche e dalla rielaborazione statistica dei dati
sarà possibile trarre delle ipotesi scientifiche.
In
particolare, se gli effetti genetici dei fenomeni di fecondazione incrociata si
sommassero a quelli di buona capacità di dispersione, dovrebbe verificarsi:
-all’interno
delle popolazioni, un’elevata
eterozigosità (cioè molti individui con due alleli differenti) ed
un’alta variabilità genetica (una grande numero di alleli diversi).
-tra
le popolazioni, un alto flusso
genico (grande dispersione allelica) e una scarsa
divergenza ( poca differenze di struttura genica e quindi di variabilità
genetica).
Sabrina Di Ceglie - Marine Science Group